La cultura che ho ricevuto dalla mia famiglia mi ha accompagnato in gioventù al consumo di carne, ma la guerra in Vietnam ha interrogato la mia coscienza e mi ha portato a leggere i testi di Gandhi.
Ho capito che se volevo oppormi davvero alla guerra non potevo pi vivere con dei cadaveri nel frigorifero, e osi un giorno, come accade a tutti quelli che scelgono il vegetarismo, mi sono svegliato e ho scoperto un animale che mi guardava nello specchio, e ho deciso che avrei rifiutato qualsiasi forma di violenza verso gli animali.
Oggi la sfida per i vegetariani di tutto il mondo e' quella di imparare ad avvicinarsi con rispetto a chi la pensa diversamente, senza sentirsi superiore a chi non condivide le nostre scelte. Io non sono stato persuaso dal vegetarismo perché qualcun altro mi ha fatto sentire inferiore o in difetto, ma perché ho scoperto delle cose positive. Per far crescere il nostro movimento dobbiamo imparare a rispettare e ad amare i carnivori osi come facciamo con il resto degli animali.
Marina Berati
In passato c'e' stata diffidenza da parte degli animalisti nei riguardi dei vegetariani, ma negli ultimi tempi c'e' stato un cambio di rotta, e nessun attivista per i diritti degli animali, anche se carnivoro, contesta la scelta vegetariana.
Ora tocca ai vegetariani che mangiano latte e uova vincere i loro pregiudizi verso i vegani, per capire che questa abitudine alimentare non e' una forma di estremismo, ma nasce dalla consapevolezza che anche dietro il latte e le uova si nascondono delle grandi sofferenze animali.
Il principio da cui partono gli attivisti per i diritti degli animali e' l'anti-specismo, cime il rifiuto di riconoscere alla specie umana una superiorità rispetto alle altre specie, teorizzata da molti per affermare il presunto diritto all'uccisione e al maltrattamento di animali.
Gianluca Felicetti
E' necessario andare al di ala dell'affermazione del benessere animale, il cosiddetto "Animal Welfare" secondo una cattiva traduzione dall'inglese, per rivendicare invece i diritti degli animali, capaci di portare effetti benefici anche all'uomo.
Il maltrattamento degli animali costa a tutti, anche ai vegetariani: basta pensare ai 15 milioni di euro sottratti dalle casse dello stato per fronteggiare l'influenza "aviaria", una malattia che si diffonde anche a causa delle pessime condizioni di vita dei volatili negli allevamenti intensivi.
I problemi relativi ai diritti degli animali, assenti dall'agenda delle istituzioni italiane, cominciano ad affacciarsi sul dibattito europeo.
Secondo un recente sondaggio di "Eurobarometro" dell'Unione Europea, il 55% dei consumatori europei non considera sufficiente l'attenzione che viene offerta agli animali da allevamento, il 51% ha rilevato che le etichette associate ai prodotti di allevamento presentano difficilmente o mai comunicazioni sufficienti, ma il 75% degli intervistati e' comunque convinto di poter influenzare i sistemi di allevamento con le proprie scelte alimentari.
Questo e' molto importante, perché conferma la possibilità di un diverso modello di sviluppo centrato sul benessere degli animali e non sulle esigenze di produttività degli allevamenti.
Massimo Filippi
Viviamo in una società gerarchica, e gli animali sono in fondo alla nostra gerarchia. Le guerre moderne sono figlie della cultura del mattatoio industriale, e in Iraq il rapporto tra la violenza della guerra e la cultura di dominio, che spinge alla violenza sugli animali, e' diventato più evidente.
Basta pensare alla violenza del carcere di Abu Grahib, con i prigionieri tenuti al guinzaglio come cani, e alla speculare violenza degli sgozzamenti, che ricordano da vicino le tecniche di macellazione. Questa violenza riguarda anche i chi non fa uso di carne, dal momento che i mattatoi di stato sono pagati anche con le tasse dei vegetariani. Da questo punto di vista sarebbe auspicabile l'introduzione di una forma di opzione fiscale per scegliere se finanziare o meno le strutture pubbliche destinate alla soppressione degli animali.
Silvia Amodio
Tutti noi siamo debitori verso il mondo animale: basta pensare a invenzioni come l'ecografia, ispirata dalla comunicazione dei delfini, o l'ombrello, progettato pensando all'apertura delle ali dei pipistrelli. 130 anni fa scompariva una specie animale ogni 10 anni, mentre oggi si estinguono tre specie ogni ora. Non possiamo più rimandare il passaggio da una visione antropocentrica della vita ad una visione biocentrica.
Hiren Kara
Le radici del movimento indiano per i diritti degli animali possono essere fatte risalire al 3000 avanti Cristo, quando il divino Govinda ha escluso le offerte animali dall'elenco delle cose a lui gradite.
Sempre in India, ma nel 322 avanti Cristo, viene pubblicato il primo libro di scienze politiche ed economiche, che contiene anche il primo insieme dettagliato di leggi che tutelano gli animali e il loro benessere, prevedendo severe punizioni per le crudeltà commesse a danno degli animali.
Oggi questa tradizione continua anche attraverso l'attività dell'associazione internazionale Peta, che si oppone all'utilizzo degli animali per ottenere cibo, vestiti, intrattenimento e sperimentazioni scientifiche.
Di recente Peta-India ha vinto un caso giudiziario contro l'utilizzo indiscriminato degli animali nella cinematografia. La corte suprema di Bombay ha stabilito che il "censor board" indiano incaricato dell'approvazione dei film non potrà più concedere la propria approvazione senza una verifica preventiva del trattamento ricevuto dagli animali "attori".

