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La carne costa cara, soprattutto all'ambiente
3 ottobre - Sintesi degli interventi
Tina Fox
Non tutti gli ambientalisti sono vegetariani, e noi abbiamo realizzato un DVD per dimostrare perché sarebbe meglio che lo diventassero.
Il consumo di cibi di origine animale, infatti, ha un impatto pesantissimo sul nostro ambiente, e non si tratta solo degli allevamenti: anche la pesca sta devastando gli oceani. Gli allevamenti intensivi aumentano la produzione di letame, che a sua volta produce il metano che va ad alimentare l'effetto serra e il surriscaldamento del pianeta. Io vorrei vedere gli animali vivere liberi, e non schiavizzati a nostro beneficio. L'allevamento degli animali e' una delle principali cause di deforestazione, e richiede il consumo di grandi quantità di acqua.
Negli anni '60 in Inghilterra c'erano 8 milioni di pecore, e oggi ce ne sono 35. Tutto questo ha delle conseguenze molto serie: l'aumento degli allevamenti riduce le aree verdi, e quindi l'acqua piovana viene assorbita con più difficoltà dal terreno.
Le alluvioni non nascono dal nulla, ma sono strettamente collegate alle nostre abitudini alimentari. Gli ambientalisti dunque dovrebbero scoprire e fare proprio il valore del vegetarismo, ma allo stesso modo anche i vegetariani hanno il dovere di contribuire con più forza al movimento ecologista, non solo per salvare la vita degli animali, ma anche per salvare il nostro ecosistema.

Marinella Correggia
La parola "Economia" viene utilizzata in un modo distorto e travisato.
Il concetto di economia e' legato alla buona gestione della casa, anche di quella "casa comune" che e' il nostro pianeta, e a un modo più equo e parco di gestire le risorse e la loro distribuzione.
Oggi l'economia viene concepita come la gestione dell'arricchimento, ma un'economia ecologica ed empatica deve necessariamente essere egualitaria, cioè basata su una equa distribuzione delle risorse a beneficio di tutti gli esseri viventi e non solo della specie umana.
I risultati di una economia non empatica sono davanti agli occhi di tutti: sono le guerre per il petrolio e le guerre alla natura. Il circuito zootecnico, nella grande maggioranza dei casi, e' estraneo all'economia empatica, ed e' inquinante sia per l'ambiente sia per la vita dell'uomo.
Basta pensare alle condizioni di lavoro di alcuni luoghi della filiera dell'allevamento, non solo i mattatoi, ma le concerie dove sempre più spesso il lavoro è svolto da migranti, oppure le stalle italiane affidate ai Sikh perché solo loro hanno voglia di alzarsi alle 4 del mattino.
Un'economia ecologica, egualitaria ed empatica deve allontanarsi dallo sfruttamento degli animali anche e soprattutto per fare del bene agli esseri umani. In questo percorso il vegetarismo e' il primo gradino, un passo necessario ma non sufficiente. I nostri consumi alimentari possono uccidere animali anche se poi non li mangiamo. La frutta e la verdura coltivate con l'utilizzo di biocidi, derivati dai combustibili fossili, aumentano il nostro bisogno di petrolio e le guerre ad esso connesse, uccidono le rondini che non trovano più insetti con cui sfamarsi, e fanno morire i pesci che vivono nelle acque colpite dall'inquinamento chimico.
L'alimentazione vegetariana, quindi, deve essere associata a una attenta scelta dei prodotti. Molti pensano che abbinare l'alimentazione vegetariana con quella biologica sia troppo costosa, ma questo problema può essere risolto con la creazione di strutture aggregate di consumatori, "Gruppi di Acquisto Solidale" orientati al vegetarismo. A Roma, in questi giorni, e' nato il primo gruppo di acquisto espressamente vegetariano.
I vegetariani, inoltre, devono poter incidere anche sulla PAC, la politica agricola comunitaria dell'Unione Europea. Se non ci fossero più le sovvenzioni europee alla zootecnia ,e si contabilizzasse il costo ecologico degli allevamenti, ci renderemmo conto dei veri costi del consumo di carne, e inevitabilmente se ne consumerebbero di meno.
Un modello di sviluppo alimentare basato sugli allevamenti non e' sostenibile.
Io sogno un mondo in cui si possa far si che gli animali da allevamento diventino animali di compagnia, non più animali da affettare ma animali da affezione. Questo e' meno strano di quanto sembri. Un esempio: in provincia di Treviso gli asini sono già utilizzati per pulire il sottobosco sugli argini dei fiumi.

Roberto Pinton
Fino agli anni '60, prima della cosiddetta "rivoluzione verde" non esistevano aziende agricole estensive e si praticava una agricoltura di sussistenza: di fatto si faceva quella che oggi chiamiamo agricoltura biologica. Poi le politiche di modernizzazione dell'agricoltura hanno spinto verso un aumento della produttività, che ha fatto crollare i prezzi creando condizioni peggiori di vita e di lavoro per gli agricoltori.
Oggi il modello dell'agricoltura intensiva e' stato rimesso in discussione dall'agricoltura biologica.
Tuttavia l'accusa che viene fatta all'agricoltura biologica e' quella di essere più costosa di quella tradizionale, ma l'apparente economicità dell'agricoltura industriale e' legata agli standard qualitativi della produzione più bassi ed e' soprattutto a discapito dell'ambiente.
Anche per ciò che riguarda l'uso e il trattamento degli animali, l'agricoltura biologica rappresenta un netto miglioramento delle loro condizioni.
Ad esempio, per quanto riguarda il benessere degli animali, in Europa una gallina ha diritto per legge a 550 centimetri quadrati di spazio, meno di un foglio A4.
In Italia in alcuni casi si va fuori dalla norma usando ancora gabbie da 450 centimetri quadrati. Nell'allevamento "bio", invece, le gabbie sono vietate e ogni gallina ha almeno 4 metri quadrati di spazio a sua disposizione.
Da vegetariano ritengo che l'utilizzo di prodotti biologici sia una scelta obbligata, sia per quanto riguarda la produzione di latte e uova, sia perché le tecniche di coltivazione "convenzionale" hanno portato alla sparizione di molte specie animali a causa dei prodotti inquinanti utilizzati.

Luciano Valle
Essere vegetariani oggi significa affrontare il problema della modernità con più limpidezza e più complessità rispetto al passato. L'etica ecologica ha a che fare con lo sviluppo, e' legata a quello che mangiamo e respiriamo, riguarda il nostro modo di essere.
In questa prospettiva il vegetarismo si pone come la forma più consapevole dei vari percorsi di etica ambientale. Il mondo e la natura possono esserci maestri, ricordandoci che l'uomo e' corpo, anima, mente e spirito, e che se non viviamo fino in fondo tutte e quattro queste dimensioni non esprimiamo fino in fondo la nostra umanità. Non basta educare i bambini al dovere di rispettare gli animali, c'e' bisogno di sperimentare il piacere di dialogare e comunicare con gli animali. Prima della solidarietà prescrittiva del "dover essere" c'e' la solidarietà dell'empatia, del sentirsi parte di un tutto. L'etica e' la presa di coscienza di quella dignità che tocca la realtà fisica delle cose. Il nostro compito fondamentale e' quello di educare i bambini al rispetto che nasce dall'empatia e dal sentire la natura come parte del proprio mondo.

Gianni Tamino
Il DDT e' stato messo al bando come insetticida negli anni '70, ma ancora oggi sono state rinvenute tracce di questa sostanza nei tessuti degli orsi polari, a dimostrazione dello stretto legame tra l'azione dell'uomo e i suoi effetti sulla natura.
Molti vegetariani non si pongono il problema della provenienza dei loro alimenti e delle tecniche di agricoltura impiegate per ottenerli, che a volte prevedono l'uso di sostanze nocive. Parallelamente gli ambientalisti non sono ancora pienamente consapevoli delle conseguenze devastanti provocate nell'ecosistema dall'uso e dalla lavorazione di prodotti di origine animale.
L'assunzione di cibi animali ci porta verso un modello di alimentazione insostenibile. La terra non può garantire il nostro consumo di carne a tutto il pianeta. Se tutto il mondo mangiasse una quantità di carne pari alla metà della media europea, sarebbero necessari due pianeti terra per produrre i mangimi necessari agli animali. L'alimentazione carnea e' anche legata all'economia del petrolio: il 50% dell'energia necessaria in agricoltura e' ottenuto da combustibili fossili, l'altra metà arriva dal sole. Se a questo aggiungiamo anche l'enorme quantità di acqua legata alla produzione di carne, ci rendiamo conto della necessità di mettere in discussione il consumo di prodotti animali.
Insistere con questo modello insostenibile di sviluppo alimentare conduce su una strada che porta inevitabilmente verso tensioni e conflitti per controllare le risorsedestinate a scarseggiare.
Dobbiamo garantire che la Terra sia abitabile anche dalle generazioni future.

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